SO SUSHI - TURIN

11:45 AM

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E poi capita di leggerlo. Lì con i suoi caratteri cubitali e dai colori invitanti come una tavola imbandita. Il claim sotto i miei occhi recita, "Non Solo Sushi". La domanda che mi sorge spontanea è: perché ?! 
Il sushi è una di quelle cose che non dovrebbero essere quantificate come troppo presente, troppo abbondante, troppo spesso. Dovrebbe essere una di quelle costanti che contribuiscono a dare un senso conviviale di serenità, una di quelle certezze a cui ti puoi aggrappare nei momenti “tutto cambia ma per fortuna certe cose rimangono sempre le stesse”.
Questo è stato il modo perfetto per passare un week end a Torino: alcuni cari amici, e un sushi tour che questa volta mi ha portato a Tobiko, un ristorante giapponese in cui è possibile trovare anche delle specialità coreane per chi non ama pesce o cruditè. La cosa che colpisce di più è sicuramente l’atmosfera, la cura nel dettaglio e la sensazione di trovarsi in un luogo ritirato dai consueti disagi delle nevrosi urbane. Un ritrovo intimistico in cui riprendere un dialogo con se stessi, meglio se insieme a persona amata. Come potete vedere dalle foto, ho anche avuto la possibilità di assaggiare il daifuku mochi, un dolce di riso ripieno di fagioli azuki che mi ha affascinato per la diversità che una cultura come quella orientale considera il momento del dessert. E voi, ci siete stati?

You just read it. Staring to you in red letters, made with tempting colours like a sumptuously decked table.  Here’s the claim’s yelling “Not Only Sushi”. Now the effortless question in my mind is, why?!
Sushi is something you shouldn’t measure as too much, too often or too prevailing. It should be considered as a permanent feature that contributes to give a peaceful conviviality feeling, a certain knowledge that, despite the  “everything’s changing but something still remains the same” moments, will always be there.
This was the perfect weekend in Turin: a sushi tour together with some dear friends and a new place to me: Tobiko, a Japanese restaurant where it’s possible to taste also a Korean menu, dedicated to people who don’t love fish or crudités. The most surprising feature of Tobiko is the atmosphere, the attention to details, and the distance from the urban anxious annoyance. An intimate place where is perfect to begin an inner dialogue with yourself , best with a beloved person. As you can see from pictures, I could taste the Daifukumochi, a little rice cake filled with azuki beans wrapped in the traditional cherry-tree leaf. This one fascinated me because of the differences between European and Japanese culture related to the dessert time: in fact, this particular dish belong to the Cha No You, the Japanese Tea ceremony. And you, have you ever been there?




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1 commenti

  1. Articolo stupendo.
    Almeno quanto le foto...

    Anche a me è capita spesso di avere la vera e propria necessità di ritirarmi dalla frenesia della vita pratica per sfogare la mente, sovraccarica e vincolata, e lasciare correre libero ogni pensiero contemplativo (che nell'ambiente urbano porterebbe solo ad essere investiti da filobus mannari, che inghiottiscono persone come insaziabili creature senzienti).
    Ed è proprio per questo che spesso ricerco il ristorante Giapponese.
    Probabilmente per la sua capacità di ricreare qualcosa di molto raro nella società odierna: un'atmosfera riservata, dove è possibile liberare la propria intimità intellettuale, con i propri ritmi, senza influenze od intrusioni dovute all'ambiente esterno.
    Forse lo ricerco perchè proprio ultimo lascito della tradizione orientale nata da questa necessità umana, fin dai tempi più remoti della civiltà, che già prima del 1100 d.C. si riuniva nelle cosiddette case contemplative, dove avveniva la magia di rilassamento dell'animo chiamata Cerimonia del Thè.
    Forse ricerco proprio questo, quando ho bisogno di liberare lo stato mentale, per questo antico bisogno di espansione che ha portato l'uomo a ricreare un luogo ambientale in cui adattarlo.
    Ed ogni volta che mi succede, mi sento anche io un po' come i miei predecessori del periodo Edo, o, per lo meno, capisco profondamente la dimensione libera che riscoprivano davanti alla loro tazza di Thè, spesso accompagnata dalla Wagashi, pasticceria che, in funzione di questo rito, ebbe la sua nascita.
    Pasticceria nella quale, proprio in quel periodo, i Daifuku nacquero.
    Forse mi è sempre piaciuto così tanto, il ristorante giapponese, poichè l'ho sempre visto come l'eredità, ormai millenaria, di uno stato mentale intrinseco alla natura umana, ed a me molto caro.

    Un bacio.
    S.

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