January 30, 2014

UPSIDE DOWN: AVOIDING PANIC ATTACKS

Vertigo

E’ trascorso molto tempo dall’ultima volta. Non è una scusa valida il sentirsi fagocitati dalle nevrosi urbane e ritrovarsi a guardare la propria vita che lentamente scivola tra le dita, acqua che scorre persa nei rivoli di pensieri infranti. Quello che sto per scrivere, mi costa molto. Significherà esporre una parte di me che non sarà facile comprendere, come non è facile in primis per me: è stato quasi sempre meglio nascondersi dietro un carosello di sensazioni che è meglio non riaccendere in questo momento. Ma a volte la necessità di rivendicare il diritto a vivere la propria vita è più forte di ogni cosa.  Più forte anche dei limiti che impone l’ansia, un fenomeno che spesso sfocia in incontrollabili attacchi di panico. Ciò che spesso è meno evidente è che lo spiraglio di una vittoria concreta, esiste, ed è possibile uscirne.




Ho deciso che avrei affrontato questo argomento quando ho commesso l’errore madornale di compiere un gesto assolutamente normale, ovvero quello di prenotare un viaggio in treno con largo anticipo, per rincorrere e vincere a mani basse La Migliore Offerta.  Quel viaggio, non l’ho mai intrapreso: sono semplicemente rimasta a guardare la mia vita e la mia opportunità di rivedere tutte le persone a me care scivolare e cadere nell’oblio indeterminato di un angolo della mente, una rinuncia che spesso e volentieri  si materializza nell’accezione: “Sarà per la prossima volta”.
Un’illusione che cerca di cambiare un semplice dato di fatto: la tua vita, è adesso e non va sprecata, perché nessuno ti restituirà il giorno che è appena trascorso. Per questo ho pensato che questa mia esperienza poteva essere utile a chiunque si trovi ad affrontare un percorso complicato in una certa fase della propria vita, ed infondere una speranza. Infatti, non solo è possibile uscire da una fase paralizzante, ma è anche possibile rendere tutto quello che stiamo attraversando più comprensibile a chi ci sta accanto.

Cominciamo con l’esorcizzare l’ansia, relegandola a sensazione atroce e sgradita, al pari di uno di quegli imbucati alle feste che credono di essere divertenti perché buzzurri e invadenti. Le persone reagiscono diversamente alla sua presenza: tutti la vedono, ma mentre alcuni tirano un’occhiata svogliata a questa imbucata e rimangono indifferenti, per altri la sua insolenza è semplicemente intollerabile.  Soprattutto se stanno attraversando una serie di giornate difficili e il loro livello di stress ha raggiunto livelli quasi epici.
Ed è proprio quando il livello di stress diventa leggendario che spesso l’ansia può assumere la forma di un attacco di panico: una sensazione naturale, se stessimo nuotando tranquillamente nella nostra baia preferita e improvvisamente spuntasse uno squalo la cui pinna caudale fosse diretta minacciosamente nella nostra direzione.  Ma dubito che questa eventualità si verifichi tanto spesso. Ciò che si verifica, è molto meno eroico perché durante un attacco di panico, non c’è un vero e proprio pericolo da affrontare.  Possono partire in maniera del tutto casuale, durante una situazione che fino a tre secondi prima è stata di una normalità disarmante.

Per questo è comprensibile che non tutti riescano immediatamente a capire cosa stia succedendo a una persona colta da un improvviso attacco di panico. Cosa ci potrà mai essere di così spaventoso nell’entrare in un supermercato, o nel salire su un treno? Invece, tutto ciò che viene concepito come normale, diventa una lotta continua. Per capire cosa ci sta succedendo, per non sentirsi soli, per cercare qualche consiglio da chi possa aver vissuto una simile esperienza ed essere a nostra volta compresi dagli altri.
L’errore che si commette spesso, è quello di pensare che personaggi come blogger sempre sorridenti nelle proprie foto, o vlogger particolarmente spigliati davanti a una webcam,  siano persone senza problemi tanto da vantare un’autostima esagerata. Niente di più sbagliato, almeno nel mio caso: nella nostra vita c’è molto più di quello che una fotografia  possa mostrare.



ATTACCO DI PANICO: CHE SUCCEDE?

Lo descriverei come una cosa simile a quelle ondate improvvise, che ti colgono alla sprovvista facendoti cadere: una cosa del tutto inaspettata, dal momento che il mare fino a tre secondi prima era piatto come una tavola. Eppure ora ti trovi a terra annaspando, perché cadendo, l’acqua ti ha ricoperto e prima di rialzarti, rimarrai sott'acqua per qualche minuto senza riuscire a respirare, faticando a capire cosa sia successo e dove tu sia finito. Eri sul bagnasciuga, e sebbene non ci sia il rischio di annegare, per qualche minuto quell’evento improvviso ti ha reso completamente inerme.
Esattamente come nei momenti in cui attraversi un attacco di panico. Qualcosa di non ben definito ha scatenato apparentemente dal nulla un’improvvisa sensazione di forte ansia che invade la tua persona, facendoti barcollare, cadere, annaspare.  Questa sensazione si manifesta come paura incontrollabile, spesso coglie in luoghi o mezzi di trasporto che sentiamo di dover abbandonare istantaneamente, perché tutto, dalle persone, alle pareti, agli oggetti che popolano questo determinato luogo divengono presenze soffocanti e insostenibili.  Un attacco di panico solitamente dura dai cinque ai venti minuti, mai più a lungo: l’episodio può ripetersi svariate volte anche nella stessa giornata, ma non è mai continuativo.
Dieci minuti, ed è tutto sottosopra: si dimentica cosa si stava facendo o dove si stava andando, mentre domande sempre più numerose cominciano a vorticare insistentemente martellando i nostri pensieri. Perché non abbiamo previsto le mostruose conseguenze del semplice gesto dell’uscire di casa, era proprio necessario salire su quell'auto, entrare in quel vagone metropolitana, scegliere quella poltrona in quel cinema, uscire quella sera. Un’escalation così veloce e terrificante che la paura diventa quella di perdere il controllo razionale delle nostre azioni, convinti che tutto, possa solo peggiorare perché staremo sempre più male.

Dieci minuti, e tutto è di nuovo sottosopra: perché lentamente, le cose tornano alla normalità. Il cuore cessa palpitazioni e aritmie, i dolori al petto di distendono, il respiro ritrova l’ossigeno che sembrava risucchiato via da un improvviso vuoto pneumatico dell’atmosfera, il sangue torna a circolare normalmente. Ti rendi finalmente conto di non essere scivolata nella vasca a 1°C dei pinguini di Madagascar per ibernare con loro, quindi il tuo corpo riacquista una temperatura normale, smetti di tremare e sparisce la tonalità pallore Famiglia Addams dal viso.  La sensazione di angoscia che chiude la gola lentamente si scioglie, le lacrime si asciugano, la nausea comincia a regredire. Ad alcuni di voi potrà non piacere, ma spariranno anche i vostri super-poteri bonus che si scatenano esclusivamente in questi momenti: gradualmente si ridurrà il vostro super udito, per cui fino a pochi secondi prima eravate in grado di comprendere cosa si dicevano a Tokyo proprio come succedeva a Clark Kent, mentre ogni suono, parola, nota musicale, o rumore attorno a voi diventava improvvisamente insostenibile; per non parlare del super olfatto, personalmente un super-potere che ho sempre trovato inutile al pari di quello che aveva acquisito Meg Griffin in quella puntata di Family Guy.
Tutta colpa degli scherzi fatti da questo improvviso rilascio di adrenalina innescato da un istinto di sopravvivenza eccessivamente zelante che causa vari effetti collaterali, i quali possono durare anche svariate ore: dopo un attacco di panico, ci si sente profondamente esausti.


Don't Rem

ATTACCO DI PANICO: PERCHÉ?

E' il classico domandone finale, quello che ci si potrebbe tranquillamente aspettare da Jerry Scotti arrivati alla modesta cifra di un milione di euro. Un attacco di panico è improvviso, assale rapidamente e spesso dall'esterno pare immotivato, lo abbiamo detto ed è parzialmente vero. Io stessa non sono sicura di quale sia la causa scatenante, quando ne attraverso uno. So solo che i mezzi di trasporto mi mettono profondamente a disagio. Nessuno escluso, ed è qui che arriva il bello: dove si è mai visto un blogger spaventato di viaggiare :D?

Lo definisco uno dei più clamorosi controsensi di questa vita: amare letteralmente tutto ciò che non si conosce legato a tradizioni, paesaggi e culture straniere. Viaggiare, ma senza poterlo veramente fare, troppo distratto e slegato da un contesto che scorre davanti ai propri occhi, fatto di bellezze di cui non si riesce a godere appieno. 
Credo che tutto sia legato alla prima manifestazione di panico che abbia mai provato in vita mia e di cui io mi ricordi: un lungo viaggio in pullman verso Roma, ben al di sopra dei limiti di velocità consentiti dalla legislazione di allora, cosa che ha fatto stare male alcune persone che partecipavano a un viaggio che avrebbe dovuto essere di piacere. Succedeva 14 anni fa, e da allora è come se il cervello avesse diligentemente conservato tutte queste orrende sensazioni per proteggerti, facendoti rivivere specularmente la situazione che hai provato in quel momento drammatico. In questo modo, dovessi malauguratamente ritrovarti in una condizione simile, il tuo primo istinto è un'escalation fatta da, mi sento a disagio, credo sarebbe meglio evitare, oggi non è così necessario salire lì sopra, scappa, mettiti al sicuro, non avvicinarti neanche a quel pericolosissimo veicolo. 

Peccato che di mezzi, se ne debbano prendere. E tutti i giorni. E se proprio vogliamo dirla tutta, anche più volte al giorno. LOL (perdonate la licenza poetica attinta dal vocabolario nerd, ormai fa parte di me).
Svelato il motivo per cui spesso mi è successo di rinunciare, a detta di molti inspiegabilmente, a varie opportunità nel corso di questi anni, non so individuare una vera e propria causa scatenante. Certo è che in particolari periodi di stress, come può essere una sessione di esami all'università, o un periodo lavorativo intenso, alcune persone possono decidere di evitare del tutto ciò che fa stare male. E in questa situazione, significa sviluppare la fobia di allontanarsi da un luogo sicuro, perché chissà quali cose terribili possono accadere mentre si è in viaggio. Ridursi a smettere di vivere una vita serena, mentre ogni giorno si trasforma in una lotta per la “normalità”. Una di quelle parole che non sono mai riuscita a definire propriamente.

Ogni giorno, in quei 14 anni, è stata una lotta continua per tentare di spezzare le catene di una prigionia che avrebbe potuto spegnere la bellezza che quotidianamente circonda la nostra vita. Iniezioni di pensiero positivo,  di mantra ripetuti costantemente sul “Cosa potrà mai succedere”, di training autogeno, di psicoterapia e di ricadute. Perché per uscire, puoi indossare l’espressione più impavida di questo mondo, armati dello scudo con sopra incisi i caratteri “Niente può succedere”, è tutto nella tua testa e non c’è pericolo. Ma la verità, è che quello che capita non è una tua scelta.

Non penso che tutte le persone con cui mi è capitato di parlarne, abbiano veramente capito che cosa accada. Come accennavo, è difficile capirlo per me, immagino cosa possa apparire a chi non sia mai capitato. È anche vero che io cercavo di parlarne il meno possibile. Perché mettersi nella situazione scomoda di essere fraintesi e giudicati in una situazione di estrema fragilità emotiva? Spesso, non ho lottato per chi gradualmente spariva, dopo che avevo rinunciato con sofferenza ai numerosi inviti, che sempre più radi sfiorivano con il passare del tempo.
Sarebbe stato come ammettere la mia appartenenza a un’altra realtà, una diversità che avrebbe distinto me da tutti gli altri ragazzini che mi circondavano, una sensazione di divario onnipresente che in adolescenza, volevo semplicemente cancellare. Ancora peggio sarebbe stato scoprire che qualcuno potesse pensare che fosse tutto una menzogna, che una cosa del genere possa essere usata come una scusa.

Essere additato come new entry bizzarra del gruppo non avrebbe nemmeno giovato all’autostima, a cui sono certamente legate tutte queste manifestazioni. Non aiuta sentirsi un’idiota all’ennesima chiamata rivolta a Capitan Ovvio come “Cosa ti preoccupa? Non c’è nulla di cui avere paura!”, e allo stesso modo non aiuta sentirsi un peso per coloro che sono attorno. È un attimo rovinare un viaggio in macchina perché non sei riuscito a controllare una crisi respiratoria, e il senso di umiliazione e sconforto che segue è direttamente proporzionale all’avvilimento regalato dai silenzi, dalle occhiate perplesse che lanciano interrogativi che le labbra non hanno il coraggio di pronunciare, e dalle battute tese lanciate con finta noncuranza per tentare di sdrammatizzare questa atmosfera che tu, non vuoi assolutamente creare.
Spesso, è così faticoso cercare di controllarsi fino allo sfinimento per tutta la durata di viaggio, o per tutta la durata del tempo in cui ci troviamo nella situazione capace di scatenare il panico, che semplicemente si rifiuta di iniziare il tutto a monte. Il rifiuto, è da intendersi come morire dalla voglia di uscire, ma non voler rovinare un’atmosfera divertente e distesa con un impassibile viso di cera, dover spiegare l’eccessivo pallore con qualche scusa, salutare con due parole masticate giusto per circostanza, tenere due giacche per cercare di far passare il freddo intenso che provi anche con 45 °C all’ombra, essere troppo impegnato a cercare di non perdere il controllo per non rovinare la giornata agli altri.

Spero che queste parole siano un aiuto per chi conosce persone che soffrono di sindromi ansiose, per riuscire a capire alcune dinamiche che possono essere lontane da noi. Il silenzio, è la causa delle più grandi incomprensioni di questo mondo e fino a che non si scavalca questa barriera, ci si condanna a una vita solitaria che magari non rende affatto felici. Un errore enorme: non si può semplicemente pretendere che tutto quello descritto sopra, non accada perché evitiamo situazioni potenzialmente a rischio.

Un attacco di panico può cogliere ovunque: prima di andare a dormire la sera, in macchina con il fidanzato, in macchina con la famiglia, in treno, in un ristorante, in metropolitana, in università, in stazione, al pub, al cinema, in barca… pochi esempi per mostrare come le combinazioni che sono in grado di generare un attacco di panico siano pressoché infinite. A volte,  basta un semplice pensiero che affiori improvvisamente. Ed è questa la parte più difficile, quando cominci a pensare “Perché non posso essere normale?!


The Beautiful Gorgon

ATTACCO DI PANICO: COMINCIARE AD AIUTARSI

Torno a ripetere che la normalità, è un concetto che personalmente stento a definire. Ogni manuale di settore infatti dirà che è normale attraversare una fase in cui, almeno una volta nella vita, si sperimenta un attacco di panico. A me pare infinitamente più normale non assumere a sere alterne il cocktail di rabbia, dispiacere, tristezza e una punta di frustrazione per essere stato bloccato da qualcosa che sorge spontaneamente e senza controllo. Pare infinitamente più normale essere là fuori con le persone a cui tieni, a costruire qualcosa di bello, a prodigarti per gli altri, a raggiungere i tuoi obbiettivi, a sognarne di altri. Saranno punti di vista.
Ma la cosa che non deve sfuggire a chi non conosce manifestazioni ansiose, è che chi le sperimenta, non vuole assolutamente sentirsi in questo modo. Anzi, desidera non averci mai più a che fare, perché la paura che possa ricapitare rende tutto più difficile e diventa presto paralizzante. Non è confortante ripetersi ogni volta che si compie un gesto di una banalità disarmante, come salire su un treno, “Spero di arrivare a destinazione senza inconvenienti”. È la cosa peggiore che si possa provare: sentirsi bloccati da qualcosa al di fuori del proprio controllo e che assimila energie vitali spendibili in centomila maniere più costruttive, più divertenti, più appaganti.

Per evitare questa implosione autodistruttiva, trovo infinitamente utile, e azzarderei dire risolutivo, iniziare ad affrontare direttamente il problema. La cosa che mi ha aiutato di più a ridurre drasticamente tutte le manifestazioni di questo tipo, è stato riconoscerle al volo. Fermarmi ad analizzare e capire i primi segnali che preannunciavano un attacco, isolarli invece di cedere alla confusione e al panico irrazionale, riuscendo ad arrivare alla conclusione che i sintomi iniziali sono sempre quelli. In un attimo, è chiaro che dopo l’accelerazione del battito cardiaco seguirà ad esempio la nausea, piuttosto che il respiro corto, e sapere cosa ti aspetta ti da anche il vantaggio di sapere contro cosa combatti.

Iniziare a inspirare profondamente aiuta contro le palpitazioni e la sensazione di apnea respiratoria, tenere a portata di mano liquirizia purissima alza la pressione e diminuisce la nausea, rendendo anche il recupero di energie più rapido una volta cessato l’attacco d’ansia. Se c’è qualcuno vicino, per me è meglio che stia in silenzio, e se siamo in macchina con la radio o un cd, può peggiorare la situazione e amplificare l’ansia se non è il genere giusto. Detto da una che ha scritto per anni di musica, è quasi una bestemmia dire spegni la radio, ma vi assicuro che a volte aiuta molto: permette di concentrarsi su di sé quei due minuti per calmarsi, quindi vale la pena fare un piccolo sacrificio :D
Provate a rimetterla quando sentite che finalmente riuscite a calmarvi: personalmente la trovo un’ottima tecnica per rilassarsi quando le maggiori tensioni si stanno sciogliendo. Devo dire che trovo in assoluto più piacevole ascoltare una ballata rock vecchio stile: Bruce Springsteen, i Dire Straits, i Toto, i Foreigner, oppure un certo tipo di progressive rock come The Alan Parsons Project, i Pink Floyd o il neo prog dei Marillion. Solitamente ascolto tutte le sfaccettature che possa presentare l’heavy metal ma in quei momenti, non mi sento di consigliarlo. Come vi avevo accennato, i vostri sensi sono amplificati: non solo i rumori sono più invadenti, ma anche rispondere a qualsiasi input esterno diventa impossibile dal momento che la tua lotta, in quel momento, è altrove e tutte le tue energie vengono impiegate per riuscire ad uscire da questa condizione.

La cosa che aiuta più di tutte comunque, è parlarne. E non dico parlarne alla migliore amica, ma a specialisti che siano in grado di aiutarvi attraverso le terapie più opportune studiate per ogni singolo caso. Infatti, anche se sto cercando di fare il punto su un’esperienza personale, le mie conclusioni possono giovare come un tonico per l’umore, per non farvi perdere la speranza, ma non si può sostituire a una terapia mirata. La mia esperienza non può essere assimilabile al vostro vissuto, e viceversa. Non si può continuare una lotta che porta solo contro dei mulini a vento, senza un risultato concreto.
Dal canto mio, necessito di documentarmi ancora, quindi inizierò la lettura di due manuali: “When Panic Attacks”, di David D. Burns e “Overcoming Panic” di D. Silove e V. Manicavasagar.  Se vi interessano spero abbiate affinità con l’inglese, e se invece avete dei suggerimenti, non esitate a propormeli: come si suol dire, conosci il tuo nemico ;D

Non necessito di una terapia farmacologica, ma mi aiuto con i Fiori di Bach (Rescue Remedy) per le volte, per fortuna ora molto rare, in cui qualche sintomo spunta fuori. Non so dire se siano effettivamente efficaci, ma su di me hanno effetto calmante: che sia una panacea o no, almeno alleno la mia mente a combattere ciò che non voglio condizioni la mia vita. Di enorme aiuto è stato anche praticare Yoga: le tecniche di rilassamento sono la cosa più utile e piacevole che ricordi delle numerose attività sportive che ho intrapreso… Provare per credere :D
Del resto, spesso queste condizioni peggiorano in un periodo particolarmente stressante, come accennavo precedentemente: rilassarsi e ritagliarsi un piccolo angolo esclusivamente per sé non può che essere di giovamento, almeno secondo la mia prospettiva!
Trovo inoltre indispensabile curare il nostro stile di vita con una dieta sana e apposta per la vostra persona,  pensare positivo e volersi bene con piccoli gesti quotidiani riservati esclusivamente a noi. Sembra una nuova chiamata a Capitan Ovvio, ma sono sicura che molte di voi sanno cosa intendo: in questi momenti è facile lasciarsi andare allo sconforto, e incasinare tutto, dimenticandosi che un gesto d’amore rivolto alla propria persona è già una grossa svolta e un balsamo per curare le ferite dell’animo. Repetita iuvant :D
Una cosa fondamentale per me, ad esempio, è sicuramente ridere: chi mi conosce di persona lo può confermare. Il sorriso è l’accessorio più radioso da indossare e nessuno di voi dovrebbe dimenticare di mostrarlo :D

In questo senso conta davvero molto anche il nostro modo di relazionarci alla vita e agli impegni o scadenze che, volenti o nolenti, sono improrogabili. Ecco perché organizzarsi per evitare di accavallare appuntamenti, impegni o attività e iniziare a fare o a pensare a ciò che dobbiamo realizzare, o consegnare, o presentare con largo anticipo. Siamo ancora in tempo per i buoni propositi dell’anno nuovo? Perché in questo caso, lo devo ammettere, razzolo molto male :D

Ho condiviso con voi alcuni miei trucchi per riuscire a stare bene, e affrontare certe situazioni a cuor leggero, ma ogni persona che troverà utile questo confronto leggendo le mie righe, potrà pensare a quali siano i metodi di rilassamento migliori  e più adatti alla propria persona. Il consiglio più importante rimane sempre e soltanto uno: “Take It Easy”, come dicevano gli Eagles.

 


ATTACCO DI PANICO: PENSARE AGLI ALTRI

Concludo tutte le mie riflessioni con qualche consiglio che possa tornare utile a coloro che ancora non riescono a rapportarsi con chi sta attraversando una fase ansiosa. Ovviamente ciò che dico non ha validità universale, ma si tratta di ciò che piacerebbe ricevere a me, e forse incontra qualche analogia con le esigenze di qualcun altro, fra voi, che ha avuto un’esperienza affine alla mia.

PAZIENZA: la cosa peggiore che potreste fare quando una persona che amate, o a cui siete affezionate, è in una fase di estrema ansia, è perdere la pazienza per qualsivoglia motivo. Non bisogna assolutamente dare l’impressione di essere irritati, o di arrabbiarsi perdendo le staffe: dovesse succedere una cosa simile, è molto probabile che si generi una rottura fra voi, perché chi soffre ha questi attacchi potrebbe cominciare a sviluppare l’ansia di non poter stare male davanti a voi, per non sconvolgere la vostra tranquillità, e quindi potrebbe cominciare a non sentirsi al sicuro in vostra presenza. Di conseguenza tenderà ad allontanarsi per poter stare male “liberamente”, sentendosi a disagio perché incompresa da chi ha accanto in quel momento.

SILENZIOnon cominciate a parlare di cose che non conoscete vestendo i panni del Piero Angela di turno, cercando di spiegare (o spiegarvi?) un avvenimento pressoché indecifrabile. Le parole, in quel momento, sono un’interferenza e un ostacolo al ritrovo di un equilibrio momentaneamente perduto, perché distraggono. Rimanete in zona ma non siate invadenti, e se vedete che la situazione prende una piega dolorosa ed emotiva, fate sentire la vostra vicinanza con il tatto: abbracciate, stringete le mani, cingete le spalle. Fate sentire la vostra presenza, spesso i gesti affettuosi calmano più velocemente di un fiume di parole.

RISPETTO: ogni persona ha i suoi tempi, e deve ritrovare la propria serenità non solo attraverso la propria forza interiore, ma rispettando il proprio ritmo. Non forzate chi soffre di attacchi di panico ad acquisire obiettivi eroici fin dai primi giorni di terapia, è un passo alla volta che si raggiungono gli obiettivi. Non pensate a cosa potrebbe servire e non fate di testa vostra nel proporre le soluzioni che vi sembrino più adatte per il suo bene: semplicemente, chiedete di cosa ha bisogno e non prendetela sul personale se la necessità è quella di prendersi un paio d’ore per stare da soli. Spesso, quando la razionalità è ottenebrata per cause non dipendenti dalla nostra volontà, l’unica via per recuperare la calma e riprendere a ragionare è quella di isolarsi.

ACCETTAZIONE: siccome non possiamo cambiare le cose con un semplice schiocco di dita, ma solo dopo un lungo percorso di introspezione e di accettazione, imparate anche voi ad accettare gli altriTrovate il lato positivo di ogni esperienza, per quanto negativa possa sembrare: in queste situazioni, persino uscire in un locale per un semplice caffè può essere difficoltoso. Riuscire in questa semplice impresa è una conquista: festeggiatela con chi vi sta accanto come tale, dimenticando il “Potremmo fare molto di più, e invece…”.
Non prendetevela se per un giorno chi vi sta vicino non se la sente di fare qualcosa: uscire, intraprendere un breve viaggio, accompagnarvi da qualche parte. Esistono momenti in cui la fragilità ha il sopravvento, l’importante è non perdere la speranza perché le cose possono cambiare, e non sarà sempre così. Invece di far notare con le vostre parole che è inutile essere ansiosi, oppure di smetterla di comportarsi in questa maniera, provate ad agire sull’autostima di chi vi sta di fronte, facendo capire che non importa cosa stia succedendo, ma che siete orgogliosi di chi avete accanto e che tutto si supererà perché vi fidate della forza interiore della persona a cui volete bene. Dopo un attacco di panico, l’autostima crolla, ci si sente un peso e si prova un senso di colpa per aver incasinato tutti i programmi della giornata. Fate in modo di non essere l’ennesima doccia fredda per coloro a cui volete bene.


Ho scritto tutto questo romanzo, per ricordarvi che il classico periodaccio, lo passano molte, moltissime persone, anche insospettabili. Non è il caso di abbattersi, di perdere il sorriso, di lasciare i propri progetti e di chiudersi in una spirale che non farà altro che assumere i contorni vitrei di un sogno che non si è realizzato. Lottate ogni giorno per quello che volete realizzare, e non perdete mai la fiducia in voi stessi: non c’è nulla di peggio che voltarsi e leggere tra i lembi di un progetto inconcluso e abbandonato, un pensiero che pesa come una sentenza: “E se avessi…”. 
Gli attacchi di panico passano, possono essere trattati facilmente con le adeguate terapie, ma staccato un giorno dal calendario della vostra vita, sarà quello a non tornare più.
Spero che questa lunghissima riflessione sia stata di utilità a qualcuno, e se vorrete condividere la vostra esperienza, non potrà che farmi piacere: magari potrà essere di aiuto a qualcun altro che vi leggerà. 
E la prossima volta che vi verrà da pensare, perché diavolo non sono normale… ricordate di non essere soli

TOP: NICOLAS ANDREAS TARALIS
TIGHTS: CALZEDONIA 
MAKE UP: CHANEL (eyes) + YVES SAINT LAURENT (lips)


IL MIO PRIMO E-BOOK: 


FIND ME ON

16 comments:

  1. Ciao stella!
    I fiori di Bach, a mio parere, sono miracolosi e Bach è stato un vero e proprio genio... Sono naturali anche e non creano la dipendenza che danno gli ansiolitici, senza contare il fatto che quando un fiore ha fatto il suo corso ti lascia lui, in vari modi... Ho studiato parecchio l'argomento ;)
    Concordo sulle tue parole e hai descritto tutto con una profonda dolcezza <3
    E poi... sei stupenda!!!!
    Un bacione

    Carolina

    www.the-world-c.blogspot.com

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    1. Carissima,
      è una gioia rileggere le tue parole dopo diverso tempo, e qualche difficoltà trascorsa. Sono davvero contenta che tu abbia apprezzato :)
      Grazie infinite del supporto per questo argomento molto delicato... un abbraccio ;)

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  2. amazing blog,i'm following you,hope you can follow me xx http://shopaholicbyilda.blogspot.com/

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  3. Un bellissimo post che ho letto molto volentieri!
    Alessia
    THECHILICOOL
    FACEBOOK
    Kiss

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    1. Grazie infinite Alessia, è davvero confortante leggere le tue parole...
      Un abbraccio ;)

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  4. E' stato molto interessante leggere il tuo post...
    Baci
    Laura

    http://www.pursesandi.net/

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    1. Grazie mille Laura ^_^
      Un abbraccio a te e alla bellissima Kiki ;)

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  5. un post diverso dal solito che però attira l'attenzione del lettore fin dalle prime frasi, è stato un piacere!
    da me oggi una nuova idea outfit per voi ragazze nell'apposita sezione :)
    http://www.thatfreakyboy.com/

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    1. Grazie Filippo, lo leggerò con piacere!
      Un abbraccio ;)

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  6. Complimenti per il tuo post, hai fatto molto bene a mettere in evidenza questo problema. Nel mondo di oggi tutti nascondo le proprie debolezze e tutti siamo stressati... e alla fine sono d'accordo con te che take it easy è la miglior soluzione!
    Un abbraccio
    Diana
    http://www.thespirald.com/

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    Replies
    1. Grazie mille Diana, complimenti per il tuo blog!

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  7. all'occorrenza i fiori di bach sono miracolosi,anche io ho attacchi d'ansia frequenti specialmente quando sono sotto stress
    tr3ndygirl.com
    un abbraccio

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    1. Grazie di averlo condiviso, Pamela =)
      sono contenta che anche tu ne tragga giovamento, spesso sono davvero di grande aiuto :)
      Buon weekend!

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  8. really beautiful... this shooting is awesome, the light and contrast... You rock :)

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    1. Here you are, MrHereisnowhy :D
      I'm glad to see you on my blog, and thank you very much to appreciate Massimiliano's and Fulvio's work.
      I choose these particular pics because I wrote 'bout a very delicate and introspective topic: dealing with panic attacks could be more than difficult for some people, and I hope I could help them with this post :)
      Have a nice weekend ^_^

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